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Senza tempo ci vivo normalmente, non è difficile, basta iniziare a lasciare a casa l'orologio, fregarsene del movimento del sole, usare i tempi verbali a casaccio. È necessario imparare a confondere i ricordi con le premonizioni, ricordare di quando all'asilo mi romperò la dentiera che avevo comprato vendendo la macchina. Il tempo lo si frega facile, è da tempo che lo si inganna, il tempo lo ha inventato l’uomo, è una convenzione dell’uomo eretto, un business per gli orologiai elvetici, un concetto discriminatorio che distingue i primi dai secondi. Il tempo si misura in quantità ma non sa cosa voglia dire la qualità, sai quante ore sono passate ma non sai come sono passate, il tempo, lascia il tempo che trova. Con lo spazio non è mica così, lo spazio è furbo e ti circonda per non farsi superare, lo spazio è onnipresente, sorregge il mio corpo, contiene il mio sguardo, e si dice sia anche in espansione; andare oltre a qualcosa di infinito e crescente non è mica come spostare le lancette di un orologio. Lo spazio mi guarda costantemente, aderisce al mio corpo, conterrà il mio io futuro e per evadergli occorre giocare fuori dagli spazi, andare oltre le righe del campo, occorre chiudere gli occhi per concepire altro: NOLUOGO. Innanzitutto a NOLUOGO non ci si può arrivare perché il moto a luogo lo renderebbe un luogo comune (nel quale è facile cascare) e poi arrivare a NOLUOGO non sarebbe certo un punto di arrivo, non può neppure essere un punto di partenza perché non esiste il moto da luogo, a NOLUOGO non si può arrivare né partire. A NOLUOGO non si è in un posto, verrebbe quindi facile pensare che, per non essere in un posto, sia sufficiente essere in un altro posto, si potrebbe pensare che tutto lo spazio è il noluogo di NOLUOGO ma non è così, comunque ci troveremmo da qualche parte, non certo a NOLUOGO. Qualche sempliciotto potrebbe ora suggerire che a NOLUOGO non si è, ma non essendoci non si esisterebbe, il sempliciotto avrebbe annullato la sua esistenza, sacrificato la sua vita alla non geografia non comparendo su qualche atlante dell’antimateria. Forse NOLUOGO è abitato dal non-essere, ma non-essere in NOLUOGO sarebbe come essere in un luogo (Dove sei? Non sono a Napoli!). NOLUOGO non ha confini ma confina con tutti gli stati mentali alterati, si sovrappone ad alcune zone erogene e si ciba di buchi neri. Sappiamo, dunque, che non ci si può stare e neppure arrivare; eppure esiste, esiste quanto esistete voi che lo state leggendo, la sua esistenza è necessaria quanto la vostra. NOLUOGO contiene tutti gli altri mondi, le cose dell’altromondo e un pizzico di immaginario; NOLUOGO è il mondo allo specchio, i politici onesti, l’intersezione delle rette parallele, l’iperuranio in bottiglia, Lilliput e un parcheggio sotto casa. NOLUOGO non si estende ma comprende molte cose, non le comprende fisicamente ma concettualmente, non ha una donna ma le comprende tutte. Nel corso degli anni diversi esseri umani hanno cercato di raggiungere lo stato di NOLUOGO ma si sono tutti fermati alla frontiera. Nel 1981 Martin Kpuffer cercò di raggiungerlo mettendosi sottovuoto, ad oggi Martin risulta ancora disperso nella dispensa della nonna. Nel 1994 Violetta Pera dimagrì fino a pesare 17,5 Kg cercando di annullare lo spazio occupato dal suo corpo, dopo aver festeggiato il titolo di Miss Ninnolo scomparve nel proprio water. Jean Poreau teorizzò, nel 2002, l’esistenza di NOLUOGO nella cartina del Risiko, tra la Siberia e il Canada. Turrini nel 2017 si recò nel triangolo delle Bermude e vi scoprì le rovine di Atlantide, ma di NOLUOGO nessuna traccia. L’esperienza di Turrini fu un vero e proprio buco nell’acqua e io ho deciso di cercare NOLUGO partendo da lì, dai buchi nell’acqua. In uno di questi ho inserito questo mio scritto e se ora lo stai leggendo vuol dire che tu sei a NOLUOGO.
Jorma Rigotti
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