Cosa vedere a Napoli

Con un panorama artistico e culturale di assoluto pregio, Napoli resta una delle città italiane con il maggior numero di monumenti di rilievo. È una cittá incredibilmente pittoresca e caratterizzata da una fortissima connotazione religiosa, evidente non sono negli abitanti, ma anche nei monumenti. Girare tra tutte queste meraviglie é un’esperienza unica e particolarmente spirituale, ragion per cui i voli low cost per Napoli sono sempre parecchio ricercati e fortunatamente i biglietti aerei non mancano quasi mai. Il Centro Storico di Napoli presenta luoghi caratterizzati spesso da una lunghissima storia e che sono sopravvissuti ai secoli, ai bombardamenti e ai cambiamenti storici della cittá.

La Piazza del Gesù, un tempo era la zona d’ingresso alla città greco-romana e il luogo di partenza verso il centro antico di Napoli che si sviluppa lungo tre strade parallele. Venne inaugurata nel 1601 dall’architetto gesuita Giuseppe Valeriano e nasce nel 1584 dalla trasformazione di uno dei più importanti palazzi aragonesi della città, costruito intorno al 1470 da Novello da Sanlucano per la famiglia San Severino, principi di Salerno.

Tra le principali opere di edilizia religiosa di Napoli, impossibile non segnalare il complesso di Santa Chiara. La cittadella monastica venne realizzata nel 1343 e si presenta a navata unica rettangolare, con cappelle laterali aperte da archi. Nel corso del Seicento il volto della basilica trecentesca mutò radicalmente anche per i decori preziosi andati irrimediabilmente distrutti nel bombardamento del 1943. All’interno è visitabile il Museo dell’Opera di Santa Chiara, che comprende il chiostro maiolicato, alcune sale espositive con frammenti, ceramiche e decorazioni provenienti dal monastero prima del bombardamento.

Il Museo Archeologico Nazionale di Napoli é uno dei più grandi musei archeologici europei e ha sede nel palazzo ricostruito da Giulio Cesare Fontana (dal 1610). Nel 1778, a seguito delle scoperte di Pompei ed Ercolano e dell’arrivo della ricca collezione Farnese, si decise di istituire un museo, che oggi si compone di numerose sezioni, tra cui importanti gruppi scultorei d’epoca romana, la sezione egiziana, la ricostruzione delle Terme di Caracalla e del Tempio di Iside a Pompei, la sezione ercolanense. Alcune sale sono di recente allestimento, come quella dedicata a Neapolis, alla preistoria e alle civiltà greche nel golfo di Napoli, alla sezione epigrafica, alle gemme Farnesi e al Gabinetto segreto.

Impossibile, inoltre, non apprezzare la Villa Floridiana, un complesso formato da un grande parco verde e da una villa che ospita il Museo Nazionale delle Ceramiche Duca Martina. La Villa sorge a sud della zona Vomero, una delle più chic del capoluogo campano ed offre un panorama bellissimo del golfo.

Per accedere alla Villa si può usare uno dei due ingressi, scegliendo tra quello di Via Cimarosa e quello di Via Aniello Falcone.

Villa Floridiana, già esistente nella prima metà del 1700, agli inizi del XIX secolo apparteneva agli eredi di Cristoforo Saliceti che poi la svendettero al re Ferdinando di Borbone. Il re la donò come residenza estiva a sua moglie, duchessa di Floridia, da cui il nome Villa Floridiana.

Il complesso fu ristrutturato tra il 1817 e il 1819 dall’architetto Niccolini che diede l’aspetto neoclassico alla palazzina e riorganizzò i giardini all’inglese, secondo quella che era la moda dell’epoca. Realizzò anche un teatrino all’aperto, un tempietto ionico, le serre e alcune grotte, elementi tutt’ora presenti nel parco.

Oggi, all’interno della Villa è ospitata una delle più grandi e antiche collezioni di arti decorative europee e orientali, donata dal Duca di Martina alla città di Napoli. Il parco, invece, è uno dei più bei e visitati polmoni verdi di tutta Napoli. Il panorama che si può ammirare dal suo belvedere è assolutamente incantevole.

Cosa mangiare a Napoli

Napoli, come abbiamo visto, é ricca di luoghi e di chiese di grande valore artistico e storico, visto che nei napoletani é sempre stato forte il sentimento religioso. La città é stata per secoli capitale, rappresentando il centro del potere e della vita. Nobili e borghesi del meridione, hanno fatto di Napoli la loro città, edificando stupende dimore che ancora oggi sono testimonianze storico-artistiche di grande pregio. A questa ricchezza, però, si è sempre contrapposta una diffusa povertà che ha portato il cittadino ad adattarsi a qualunque situazione, stimolandone l’ingegno e la creatività. Quest’ultima ha avuto un riflesso diretto nella cucina tipica, capace di miscelare al meglio ingredienti poveri per ottenere piatti ricchissimi in grado di competere e spesso superare quelli della nobiltà, realizzati con prodotti rari e costosi. L’esempio più lampante e diffuso di questa creatività è costituito dalla pizza. Le origini di questo piatto risalgono addirittuta al 997 e oggi esistono innumerevoli variabili e forme di questa specialità, da decenni apprezzata in tutto il mondo.

I dolci napoletani rappresentano l’espressione più evidente della cultura e della creatività napoletana. Molti di questi vengono preparati in occasione delle festività, ma da qualche tempo non è raro trovare alcune di queste delizie in qualunque periodo dell’anno. Questi comprendono ad esempio gli Struffoli (realizzati con frutta candita, miele e scorza d’arancia), le Zeppole di San Giuseppe, i mustaccioli, la pasta reale, i roccocco’, i susamielli e le sapienze.

Festività a Napoli

Le festività a Napoli rappresentano l’occasione per esprimere al meglio quella che è l’ospitalità e la cordialità degli abitanti di questa città. Durante la Settimana Santa, la tradizione impone uno scambio di panieri, dove tutti si operano affinchè nessuno rimanga senza dolci.

Napoli non sarebbe se stessa senza la sua musica, risalente addirittura al secolo XIII e che oggi grazie al genere creato da Nino D’Angelo a cavallo tra gli anni ’70 e ’80 continua ad avere molto seguito in Campania e in varie regioni del sud Italia. Da quest’ultima si sono formati molti nuovi interpreti di musica neomelodica come Carmelo Zappulla, Natale Galletta, Gianni Celeste e Tony Colombo.

 

 

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